🌍 Scrittura e inclusività: le parole possono aprire una porta oppure chiuderla

📌 Introduzione

Immaginiamo di leggere:

Cerchiamo un giovane programmatore dinamico da inserire nel nostro team.

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Non c’è necessariamente un’intenzione discriminatoria.

Eppure possiamo fermarci un momento.

Perché “giovane”?

Perché “programmatore” se la posizione può essere ricoperta da persone di genere diverso?

Quale informazione realmente utile stiamo comunicando?

Potremmo scrivere:

Cerchiamo una persona con esperienza nella programmazione da inserire nel nostro team.

Il contenuto fondamentale rimane.

Qualcosa, però, cambia.

La scrittura e inclusività si incontrano proprio in domande apparentemente piccole come queste. Non si tratta soltanto di decidere quale desinenza utilizzare o di sostituire meccanicamente alcune parole con altre. Significa interrogarsi su chi immaginiamo mentre scriviamo, chi rendiamo visibile, quali caratteristiche sono davvero necessarie e quali stereotipi potremmo ripetere senza accorgercene.

Il tema è diventato molto discusso e, inevitabilmente, anche divisivo.

Maschile sovraesteso.

Femminili professionali.

Schwa.

Asterischi.

Formule doppie.

Accessibilità.

Rappresentazione.

Dietro il confronto sulle singole soluzioni esiste però una questione molto più ampia e interessante: possiamo utilizzare la lingua con maggiore consapevolezza?

La risposta non richiede necessariamente di rivoluzionare l’italiano.

A volte basta osservare meglio ciò che stiamo già scrivendo.

scrittura e inclusività

🌍 Scrittura e inclusività: perché oggi ne parliamo così tanto

Il concetto di inclusività va ben oltre la lingua.

In senso generale riguarda la costruzione di contesti capaci di riconoscere e valorizzare differenze, contrastando discriminazioni e stereotipi.

La lingua entra inevitabilmente in questo processo perché è uno degli strumenti con cui descriviamo la realtà.

Pensiamo alle professioni.

Per molto tempo alcune occupazioni sono state associate prevalentemente a un genere.

Se leggiamo:

Il medico visiterà il paziente.

potremmo immaginare spontaneamente un uomo.

Se invece la professionista è una donna possiamo scrivere:

La medica visiterà il paziente.

Oppure, quando non conosciamo chi ricoprirà quel ruolo:

Il personale medico effettuerà la visita.

Non esiste necessariamente una formula universale da applicare in ogni frase.

Ed è questo uno dei punti centrali quando discutiamo di scrittura e inclusività.

Il contesto conta.

Un romanzo non funziona come un modulo amministrativo.

Una caption Instagram non funziona come un bando.

Un’email privata non funziona come una pagina istituzionale destinata a migliaia di persone.

Scrivere in modo inclusivo significa anche scegliere la soluzione più appropriata alla situazione comunicativa.

🗣️ Le parole non sono soltanto etichette

Le parole descrivono.

Ma possono anche suggerire implicitamente un punto di vista.

Prendiamo:

Nonostante sia disabile, Marco ha completato il percorso.

La frase presenta la disabilità come ostacolo anche se questa informazione potrebbe non avere alcun rapporto con ciò che stiamo raccontando.

Possiamo semplicemente scrivere:

Marco ha completato il percorso.

Se invece la disabilità è pertinente alla storia, possiamo naturalmente parlarne.

La domanda utile diventa:

Questa caratteristica è importante per ciò che sto raccontando?

Lo stesso principio può essere applicato a molte informazioni.

Età.

Origine.

Genere.

Condizione familiare.

Aspetto fisico.

Disabilità.

Religione.

Non dobbiamo cancellare le differenze.

Al contrario, una buona scrittura e inclusività può raccontarle quando sono significative senza trasformarle automaticamente nella caratteristica principale della persona.

Confrontiamo:

Luca, costretto sulla sedia a rotelle, parteciperà all’incontro.

con:

Luca parteciperà all’incontro.

Se la modalità di spostamento non è rilevante, perché specificarla?

Se invece stiamo organizzando l’accessibilità della sala, allora diventa un’informazione pertinente.

Il problema non è nominare una caratteristica.

È attribuirle automaticamente un’importanza che il contesto non richiede.

👥 Rendere visibili le persone senza trasformarle in categorie

Esiste un paradosso interessante.

Per includere dobbiamo riconoscere le differenze.

Ma se insistiamo continuamente sulle differenze rischiamo di ridurre le persone proprio a quelle caratteristiche.

Una protagonista può essere una donna con disabilità.

Ma non necessariamente ogni sua azione deve essere spiegata attraverso la disabilità.

Un personaggio può essere anziano.

Questo non significa che debba essere automaticamente fragile, tecnologicamente incapace o nostalgico.

Un padre può occuparsi dei figli senza che la scena venga presentata come qualcosa di straordinario.

Una donna può dirigere un’azienda senza che sia necessario sottolineare continuamente che si tratta di “una donna manager”.

La scrittura e inclusività riguarda quindi anche la rappresentazione.

Possiamo chiederci:

Sto descrivendo una persona oppure sto utilizzando una scorciatoia?

Gli stereotipi sono comodi proprio perché sono scorciatoie.

Il nerd bravissimo con i computer.

L’adolescente irresponsabile.

La suocera invadente.

L’uomo incapace di parlare delle proprie emozioni.

La donna naturalmente portata per la cura.

L’anziano che non comprende la tecnologia.

Possiamo naturalmente utilizzare anche personaggi con queste caratteristiche.

Il problema nasce quando la caratteristica deriva automaticamente dalla categoria.

Le persone reali sono molto più contraddittorie.

E proprio per questo sono più interessanti da raccontare.

♀️ Genere e lingua italiana: una questione più complessa di una desinenza

Uno dei territori nei quali scrittura e inclusività si incontrano più frequentemente è quello del genere grammaticale.

L’italiano attribuisce genere a moltissime parole.

Questo rende alcune strategie più complesse rispetto a lingue con strutture differenti.

Pensiamo a una comunicazione:

Tutti i candidati devono presentarsi alle 9.

Una possibilità è esplicitare:

Tutte le candidate e tutti i candidati devono presentarsi alle 9.

Funziona.

Ma ripetere continuamente formule doppie può appesantire un testo lungo.

Possiamo allora cercare una formulazione diversa:

Le persone candidate devono presentarsi alle 9.

Oppure:

Chi partecipa alla selezione deve presentarsi alle 9.

La lingua italiana offre spesso soluzioni già disponibili.

Non sempre dobbiamo intervenire sulla desinenza.

Possiamo intervenire sulla frase.

Invece di:

I dipendenti devono compilare il modulo.

possiamo scrivere:

Il personale deve compilare il modulo.

Invece di:

Gli studenti interessati possono iscriversi.

possiamo utilizzare, quando il contesto lo permette:

Chi è interessato può iscriversi.

O ancora:

È possibile iscriversi entro venerdì.

Quest’ultima soluzione elimina completamente il problema.

È un aspetto interessante della scrittura e inclusività: qualche volta cercare una formulazione più inclusiva produce anche una frase più semplice.

✍️ Strategie inclusive che funzionano già nell’italiano

Prima di cercare nuovi simboli possiamo sfruttare le possibilità che la lingua offre già.

Una strategia consiste nell’utilizzare nomi collettivi.

I lavoratori.

può diventare:

Il personale.

Gli insegnanti.

può diventare, a seconda del contesto:

Il corpo docente.

I cittadini.

può talvolta diventare:

La cittadinanza.

Un’altra possibilità consiste nell’utilizzare parole che non cambiano tra maschile e femminile:

responsabile

referente

dirigente

professionista

partecipante

rappresentante

Possiamo inoltre modificare la struttura.

Il candidato deve inviare il curriculum.

diventa:

Per candidarsi è necessario inviare il curriculum.

Oppure:

Chi desidera candidarsi deve inviare il curriculum.

La scrittura e inclusività può quindi essere un esercizio di riscrittura.

Non dobbiamo domandarci soltanto:

“Come sostituisco questa parola?”

Possiamo chiederci:

“Posso costruire meglio l’intera frase?”

Un testo amministrativo pieno di:

il/la candidato/a dovrà presentare la propria domanda…

potrebbe diventare:

Per partecipare è necessario presentare la domanda…

Meno segni.

Meno ripetizioni.

Più leggibilità.

Inclusività e chiarezza, in questo caso, vanno nella stessa direzione.

⚖️ Schwa, asterischi e nuove proposte: perché il dibattito resta aperto

Non possiamo parlare di scrittura e inclusività contemporanea senza incontrare lo schwa, l’asterisco e altre soluzioni grafiche utilizzate per evitare la marcatura tradizionale del genere.

Forme come:

tutt*

oppure:

tuttə

sono diventate visibili soprattutto nella comunicazione digitale e in alcuni contesti sociali e culturali.

Il tema, però, è discusso.

Non esiste una soluzione universalmente accettata per l’italiano.

Ci sono questioni grammaticali.

Questioni fonetiche.

Questioni legate alla leggibilità.

Questioni di accessibilità, per esempio quando il testo viene interpretato da tecnologie assistive.

E ci sono naturalmente posizioni differenti sul valore sociale di queste sperimentazioni.

Per questo è utile evitare due estremi.

Il primo consiste nel presentare una soluzione sperimentale come se fosse già una regola della lingua italiana.

Il secondo consiste nel trattare ogni sperimentazione linguistica come qualcosa di assurdo senza cercare di comprendere l’esigenza che l’ha prodotta.

La lingua cambia continuamente perché cambiano le persone che la utilizzano.

Non ogni innovazione rimane.

Non ogni proposta scompare.

Possiamo osservare il fenomeno senza trasformare ogni desinenza in una battaglia.

Nella comunicazione destinata a un pubblico ampio, soprattutto quando l’accessibilità è importante, le riformulazioni attraverso parole collettive, costruzioni impersonali e termini non marcati rappresentano spesso una soluzione immediatamente comprensibile.

🧩 Evitare stereotipi senza scrivere testi artificiali

Una paura comprensibile è che la ricerca dell’inclusività renda ogni frase artificiale.

Può succedere.

Soprattutto quando applichiamo regole meccanicamente.

Immaginiamo di dover scrivere una storia pubblicitaria.

Versione stereotipata:

Mentre mamma prepara la cena, papà torna stanco dal lavoro.

Non c’è nulla di impossibile in questa scena.

Milioni di famiglie funzionano anche così.

Il problema nasce se tutte le nostre rappresentazioni funzionano sempre così.

Possiamo raccontare:

Mentre Andrea prepara la cena, Marta aiuta il figlio con i compiti.

Oppure una famiglia completamente diversa.

Non dobbiamo inserire artificialmente ogni possibile esperienza umana dentro ogni singolo testo.

Dobbiamo evitare di comportarci come se ne esistesse soltanto una.

La scrittura e inclusività richiede varietà nel tempo più che una checklist impossibile da completare in ogni paragrafo.

Anche gli aggettivi meritano attenzione.

Una bella ragazza e un uomo brillante.

Perché lei viene descritta attraverso l’aspetto e lui attraverso l’intelligenza?

Potrebbe essere perfettamente coerente con la scena.

Oppure potrebbe essere un automatismo.

Il lavoro interessante consiste proprio nel chiederselo.

♿ Inclusività significa anche accessibilità e chiarezza

Quando sentiamo “linguaggio inclusivo” pensiamo spesso esclusivamente al genere.

È una prospettiva troppo stretta.

Un testo può utilizzare formule attentissime al genere ed essere comunque poco inclusivo se è incomprensibile.

Pensiamo a una comunicazione pubblica piena di tecnicismi.

Se una persona non riesce a capire cosa deve fare, quella comunicazione sta creando una barriera.

La scrittura e inclusività riguarda quindi anche:

frasi comprensibili;

struttura chiara;

termini tecnici spiegati quando necessario;

acronimi esplicitati;

informazioni importanti facilmente individuabili;

alternative testuali per i contenuti visivi negli ambienti digitali;

link con descrizioni comprensibili;

formattazione che non renda inutilmente difficile la lettura.

Consideriamo:

Ai fini dell’espletamento della procedura, il soggetto richiedente è tenuto alla produzione della documentazione sottoelencata.

Possiamo scrivere:

Per completare la richiesta devi inviare questi documenti.

Il secondo testo non è meno serio.

È semplicemente più facile da capire.

L’inclusività non riguarda soltanto chi nominiamo.

Riguarda anche chi riesce ad accedere al significato.

💻 Scrittura inclusiva sul web, nei social e nella comunicazione professionale

Online scriviamo continuamente per persone che non conosciamo.

Questo rende ancora più importante evitare supposizioni inutili.

Immaginiamo una pagina di registrazione:

Inserisci il nome di tuo marito o tua moglie.

Se ciò che serve realmente è conoscere la persona con cui qualcuno è in relazione, potremmo scrivere:

Nome del partner.

Oppure, se lo stato della relazione non è rilevante, potremmo eliminare completamente la domanda.

In un modulo:

Nome del padre
Nome della madre

potrebbe non rappresentare tutte le configurazioni familiari.

A seconda dello scopo possiamo utilizzare:

Genitore o tutore 1
Genitore o tutore 2

Ma anche qui il contesto è fondamentale.

Non esiste una tabella di sostituzioni capace di risolvere automaticamente qualsiasi situazione.

Nella scrittura e inclusività digitale una delle domande migliori è:

Ho davvero bisogno di questa informazione?

Possiamo applicarla anche al marketing.

Se vendiamo un trapano non dobbiamo necessariamente rivolgerci:

agli uomini che amano il fai da te.

Possiamo rivolgerci:

a chi ama il fai da te.

È più breve.

Ed evita un’associazione non necessaria.

🔎 Una piccola revisione inclusiva prima di pubblicare

Possiamo inserire la scrittura e inclusività nel normale processo di revisione.

Non serve trasformarlo in un controllo interminabile.

Bastano alcune domande.

Sto specificando caratteristiche personali che non servono?

Se sì, possiamo eliminarle.

Sto utilizzando uno stereotipo come scorciatoia?

Se sì, possiamo rendere la persona più concreta.

Sto dando per scontato il genere di qualcuno?

Per esempio:

Chiedi al tuo medico: lui saprà consigliarti.

Possiamo scrivere:

Chiedi al tuo medico o alla tua medica.

Oppure, ancora più semplicemente:

Chiedi consiglio al personale medico.

La frase può essere resa neutra senza diventare innaturale?

Tutti gli utenti devono registrarsi.

può diventare:

Per utilizzare il servizio è necessario registrarsi.

Il testo è comprensibile?

Possiamo togliere tecnicismi inutili.

Le informazioni visive sono disponibili anche in forma testuale?

È una domanda particolarmente importante sul web.

Sto cercando di includere oppure sto semplicemente applicando una formula?

Questa è forse la domanda più importante.

Perché un testo può rispettare formalmente una checklist e risultare comunque distante, stereotipato o incomprensibile.

La consapevolezza non può essere completamente automatizzata.

✅ Conclusione: scrivere in modo inclusivo significa soprattutto prestare attenzione

Il rapporto tra scrittura e inclusività è più interessante quando smette di essere ridotto alla domanda “quale desinenza dobbiamo usare?”. Quella è una parte del dibattito, ma non esaurisce il tema. Inclusività significa anche domandarsi chi rendiamo visibile, quali ruoli attribuiamo automaticamente alle persone, quali informazioni consideriamo normali e quanto sia realmente accessibile ciò che scriviamo.

Per chi vuole approfondire le possibilità offerte dall’italiano, la sezione Lingua italiana permette di osservare più da vicino parole, forme e trasformazioni della nostra lingua. Nella comunicazione digitale, invece, diventa utile ragionare anche sul contesto: nella raccolta dedicata alla scrittura per il web e i social trovi spunti per costruire messaggi chiari pensando alle persone che li leggeranno e al mezzo attraverso cui arriveranno.

La questione resta aperta anche fuori da Scrivimelo.it. La panoramica di Treccani sul linguaggio inclusivo mostra come il tema riguardi lingue diverse e ricorda strategie che non richiedono necessariamente nuovi segni: evitare espressioni discriminatorie, esplicitare il genere quando è utile e non enfatizzarlo quando non è necessario. Sono indicazioni interessanti proprio perché riportano l’attenzione dall’ortografia allo scopo della comunicazione.

Non è necessario fingere che esista già una risposta definitiva a ogni questione. Alcune soluzioni sono consolidate, altre discusse, altre ancora sperimentali. Possiamo però applicare subito un principio molto semplice: prima di pubblicare una frase, chiediamoci se esiste un modo altrettanto chiaro per evitare un’esclusione o uno stereotipo non necessario. Se c’è, vale la pena considerarlo.

La scrittura e inclusività, in fondo, possono incontrarsi proprio qui: nell’attenzione. Non nel tentativo impossibile di scrivere un testo che non possa mai essere contestato, ma nella disponibilità a guardare le nostre parole anche dal punto di vista di chi le riceverà. Scrivere significa scegliere. E qualche volta una scelta minuscola è sufficiente per lasciare una porta aperta invece di chiuderla.

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