π Introduzione
Perdere il lavoro puΓ² cambiare improvvisamente molto piΓΉ della situazione economica.
Cambiano gli orari, le abitudini, i rapporti quotidiani e, almeno per qualche tempo, anche il modo in cui immaginiamo il futuro. Dopo anni trascorsi nella stessa azienda puΓ² comparire inoltre una domanda particolarmente difficile: e adesso da dove ricomincio?

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Il reinserimento lavorativo non consiste semplicemente nell’inviare quanti piΓΉ curriculum possibile.
Prima ancora della ricerca c’Γ¨ spesso una fase di riorganizzazione: capire quali competenze abbiamo accumulato, quali vogliamo continuare a utilizzare, cosa Γ¨ cambiato nel nostro settore e quali possibilitΓ potremmo non avere considerato.
Questo vale soprattutto per chi perde un impiego dopo molti anni.
Il mercato del lavoro potrebbe essere diverso da quello dell’ultima ricerca. Gli strumenti sono cambiati. Alcune competenze sono diventate piΓΉ richieste, altre meno. Curriculum e candidature si sono evoluti e perfino raccontare la propria esperienza puΓ² richiedere un linguaggio nuovo.
La buona notizia Γ¨ che non si riparte realmente da zero.
L’esperienza rimane.
Rimangono ciΓ² che abbiamo imparato, i problemi affrontati, i rapporti professionali costruiti e la conoscenza maturata nel tempo.
Il vero obiettivo del reinserimento lavorativo Γ¨ trasformare tutto questo in qualcosa che possa essere riconosciuto anche da un nuovo datore di lavoro.
Non servono slogan come βbasta crederciβ.
Serve un piano realistico.
E puΓ² cominciare da un foglio bianco e tre domande molto concrete: che cosa so fare, che cosa voglio continuare a fare e che cosa devo imparare per arrivarci?

π§ Prima di cercare: capire da dove si sta ripartendo
Una delle reazioni piΓΉ comprensibili dopo aver perso il lavoro Γ¨ cominciare immediatamente a cercarne un altro.
Si apre un portale di annunci.
Si aggiorna velocemente il curriculum.
Si inviano candidature.
Fare qualcosa dΓ la sensazione di riprendere il controllo, ma partire troppo velocemente puΓ² produrre una ricerca disordinata.
Prima conviene costruire una fotografia della propria situazione professionale.
Possiamo iniziare scrivendo:
Ruoli ricoperti
Quali responsabilitΓ abbiamo avuto?
AttivitΓ concrete
Che cosa facevamo realmente durante una normale settimana lavorativa?
Competenze tecniche
Quali strumenti, software, macchinari, procedure o metodologie sappiamo utilizzare?
Competenze trasversali
Abbiamo coordinato persone? Gestito clienti? Risolto emergenze? Organizzato attivitΓ ?
Risultati
Abbiamo migliorato qualcosa? Ridotto tempi? Gestito progetti? Formato nuovi colleghi?
Γ un esercizio apparentemente semplice, ma dopo molti anni nello stesso posto tendiamo a considerare normali capacitΓ che altrove potrebbero avere valore.
βGestivo i clientiβ dice poco.
βGestivo autonomamente un portafoglio di clienti, occupandomi delle richieste, delle criticitΓ e del coordinamento con i reparti interniβ racconta giΓ una professionalitΓ .
Il Ministero del Lavoro descrive l’orientamento specialistico proprio come un’attivitΓ che comprende la ricostruzione e valorizzazione della storia professionale e formativa e l’identificazione delle competenze e delle risorse personali, in funzione della ricollocazione.
Γ un principio utile anche quando facciamo autonomamente il primo bilancio.
Prima di decidere dove andare, dobbiamo sapere cosa stiamo portando con noi.
π Trasformare l’esperienza passata in competenze spendibili
L’esperienza non coincide con il numero di anni trascorsi in un’azienda.
Dire:
Ho lavorato quindici anni nell’amministrazione.
fornisce un’informazione.
Dire:
Ho gestito fatturazione, rapporti con fornitori, scadenze amministrative e supporto alla contabilitΓ per quindici anni.
fornisce un profilo.
Questa distinzione Γ¨ fondamentale nel reinserimento lavorativo.
Dobbiamo imparare a tradurre ciΓ² che facevamo nel linguaggio delle competenze.
Prendiamo un’attivitΓ molto comune:
Rispondevo ai clienti.
PuΓ² diventare:
Gestione dell’assistenza clienti attraverso telefono ed email, analisi delle richieste e risoluzione delle problematiche operative.
Oppure:
Facevo i turni.
potrebbe nascondere:
Pianificazione dei turni del personale e gestione delle sostituzioni.
Persino:
Aiutavo i nuovi arrivati.
potrebbe significare:
Affiancamento e formazione operativa dei nuovi collaboratori.
Non si tratta di gonfiare il curriculum.
Bisogna descrivere con precisione ciΓ² che abbiamo realmente fatto.
Per riuscirci possiamo osservare gli annunci relativi al nostro ruolo e individuare le competenze ricorrenti.
Non per copiarli.
Per capire come il mercato chiama oggi attivitΓ che magari svolgiamo da anni.
Γ possibile scoprire che ciΓ² che consideravamo una semplice parte della giornata corrisponde a una competenza richiesta esplicitamente dalle aziende.
π― Cercare un obiettivo professionale, non un lavoro qualsiasi
βCerco qualsiasi cosa.β
Dopo una perdita del lavoro Γ¨ comprensibile pensarlo, soprattutto quando esiste un’urgenza economica.
Ma sul piano operativo βqualsiasi cosaβ Γ¨ un obiettivo difficilissimo da gestire.
Quale curriculum prepariamo?
Quali aziende cerchiamo?
Quali competenze mettiamo in evidenza?
Come ci presentiamo?
Una strategia di reinserimento lavorativo diventa piΓΉ gestibile se individuiamo alcuni obiettivi.
Possiamo dividerli in tre gruppi.
ContinuitΓ
Voglio svolgere sostanzialmente lo stesso lavoro in un’altra azienda.
Evoluzione
Voglio utilizzare la mia esperienza in un ruolo con responsabilitΓ o caratteristiche differenti.
Cambiamento
Voglio spostarmi verso un altro settore o professione.
Non Γ¨ obbligatorio sceglierne soltanto uno.
Possiamo mantenere aperti due percorsi.
Un magazziniere con molta esperienza, per esempio, potrebbe cercare sia posizioni operative sia ruoli di coordinamento.
Una persona proveniente dall’amministrazione potrebbe valutare ruoli amministrativi e posizioni di back office.
La domanda utile diventa:
In quali lavori le competenze che possiedo risolvono un problema per l’azienda?
Γ molto piΓΉ concreta di:
Chi potrebbe assumermi?
Questo cambio di prospettiva aiuta anche a presentarsi con maggiore chiarezza.
π Aggiornare curriculum e presentazione personale
Un curriculum non dovrebbe essere l’archivio completo della nostra vita lavorativa.
Deve aiutare chi lo legge a capire rapidamente chi siamo professionalmente.
Dopo molti anni nella stessa azienda potremmo avere un CV fermo nel tempo.
Il primo intervento consiste nell’aggiornarlo, ma il secondo Γ¨ ancora piΓΉ importante: adattarlo all’obiettivo.
Se cerchiamo due tipologie di ruolo significativamente diverse, puΓ² avere senso preparare due versioni.
Non significa inventare esperienze differenti.
Significa cambiare ciΓ² che mettiamo maggiormente in evidenza.
Un buon profilo iniziale potrebbe essere:
Impiegato amministrativo con esperienza nella gestione documentale, fatturazione e rapporti con clienti e fornitori. Abituato a lavorare in autonomia e a gestire scadenze e prioritΓ .
Oppure:
Addetto alla logistica con esperienza nella gestione delle merci, preparazione ordini e organizzazione del magazzino. Buona familiaritΓ con strumenti informatici e procedure di inventario.
Dopo il profilo vengono le esperienze.
Per ciascuna possiamo indicare non soltanto il ruolo, ma le attivitΓ piΓΉ significative.
Il sito offre giΓ una sezione dedicata a curriculum e lettere motivazionali, utile per approfondire proprio la parte di presentazione della candidatura.
Il CV, perΓ², Γ¨ soltanto uno strumento.
Dobbiamo essere in grado di presentare la stessa storia anche in poche frasi durante una telefonata o un colloquio:
Negli ultimi anni mi sono occupato principalmente di […]. Dopo la conclusione di questa esperienza sto cercando un ruolo in cui poter utilizzare soprattutto le competenze che ho maturato in […].
Chiaro, semplice e comprensibile.
π Organizzare la ricerca senza trasformarla in una corsa
Inviare cinquanta candidature in un pomeriggio puΓ² sembrare produttivo.
Non necessariamente lo Γ¨.
Meglio costruire una routine.
Per esempio:
una parte del tempo per individuare annunci;
una per preparare candidature mirate;
una per contattare aziende;
una per aggiornarsi;
una per seguire le candidature giΓ inviate.
Possiamo creare una tabella con:
Azienda
Posizione
Data candidatura
Canale utilizzato
Persona contattata
Stato
Prossima azione
Questo semplice archivio evita di candidarsi due volte inconsapevolmente alla stessa posizione e permette di capire quali strategie stanno producendo risposte.
Il Ministero del Lavoro indica diversi canali per la ricerca: Centri per l’impiego, agenzie private autorizzate, portali per l’incontro tra domanda e offerta, annunci, siti aziendali e candidature spontanee.
Il reinserimento lavorativo puΓ² quindi funzionare meglio come ricerca multicanale.
Non soltanto portali.
Non soltanto conoscenze.
Non soltanto candidature spontanee.
PiΓΉ strade possono procedere contemporaneamente.
L’importante Γ¨ che siano gestibili.
Tre candidature realmente pertinenti e preparate bene possono avere piΓΉ senso di trenta invii casuali.
π€ Riattivare contatti e opportunitΓ
La parola βnetworkingβ puΓ² far pensare a eventi pieni di sconosciuti che si scambiano biglietti da visita.
In realtΓ la rete professionale esiste giΓ .
Ex colleghi.
Fornitori.
Clienti.
Persone incontrate durante corsi.
Amici che lavorano nello stesso settore.
Non dobbiamo necessariamente scrivere:
Mi trovi un lavoro?
Possiamo comunicare semplicemente che siamo disponibili a valutare nuove opportunitΓ .
Per esempio:
Ciao Marco, dopo la conclusione della mia esperienza in azienda sto iniziando a guardarmi intorno per nuove opportunitΓ nell’ambito amministrativo. Se dovessi sapere di qualche realtΓ che cerca un profilo con la mia esperienza, mi farebbe piacere se mi tenessi presente.
Oppure:
Sto cercando una nuova posizione nel settore logistico. Se ti capita di sentire di aziende che stanno assumendo, fammi sapere. Intanto sto aggiornando CV e competenze per rimettermi in movimento.
Γ una richiesta chiara e non mette l’altra persona nella posizione di doverci procurare necessariamente qualcosa.
Possiamo anche ricontattare persone con cui abbiamo lavorato bene semplicemente per aggiornarle.
Una rete professionale funziona meglio quando Γ¨ una rete di relazioni, non un elenco di persone da chiamare soltanto quando abbiamo bisogno.
π Formazione e riqualificazione: quando possono fare la differenza
Perdere il lavoro puΓ² rendere visibile un problema che durante gli anni di occupazione era rimasto sullo sfondo: alcune competenze potrebbero aver bisogno di essere aggiornate.
Non significa che tutta l’esperienza precedente sia diventata inutile.
Potrebbe bastare colmare una distanza.
Un nuovo software.
Una certificazione.
Una lingua.
Una procedura.
Una competenza digitale.
Prima di iscriversi al primo corso disponibile, conviene osservare gli annunci relativi ai ruoli che ci interessano.
Quali requisiti compaiono frequentemente?
Quali possediamo?
Quali ci mancano?
Se una competenza ricorre continuamente, puΓ² diventare una prioritΓ .
La formazione funziona meglio quando risponde a un obiettivo.
βDevo fare qualche corsoβ Γ¨ generico.
βNegli annunci per il ruolo che cerco viene richiesto spesso Excel avanzato e devo migliorarloβ Γ¨ un piano.
In Italia esistono inoltre servizi pubblici specificamente dedicati all’orientamento, alla formazione e al reinserimento lavorativo. I Centri per l’impiego possono offrire orientamento e altri servizi legati alla ricerca, mentre i percorsi di politica attiva possono variare in funzione della situazione individuale e del territorio.
Informarsi non obbliga ad accettare qualsiasi percorso.
Permette di conoscere strumenti che potrebbero essere utili.
π£οΈ Come raccontare la perdita del lavoro durante un colloquio
Prima o poi arriverΓ probabilmente la domanda:
PerchΓ© si Γ¨ concluso il precedente rapporto di lavoro?
Non dobbiamo trasformarla in una confessione.
Se la posizione Γ¨ stata eliminata:
L’azienda ha avviato una riorganizzazione che ha coinvolto anche il mio ruolo. Sto utilizzando questo passaggio per cercare una posizione in cui valorizzare l’esperienza maturata in questi anni.
Se l’attivitΓ ha chiuso:
L’azienda ha cessato l’attivitΓ e il mio rapporto di lavoro si Γ¨ quindi concluso. Dopo molti anni nella stessa realtΓ sto cercando una nuova opportunitΓ nel settore.
Se il contratto non Γ¨ stato rinnovato:
Il contratto Γ¨ arrivato alla sua naturale conclusione e non Γ¨ stato rinnovato. Sto cercando una nuova posizione che mi permetta di continuare a sviluppare le competenze maturate.
Naturalmente la spiegazione deve corrispondere alla realtΓ .
Non occorre perΓ² trascorrere dieci minuti raccontando ogni conflitto o problema dell’azienda precedente.
Dopo aver spiegato cosa Γ¨ successo, riportiamo la conversazione sul futuro.
Quell’esperienza mi ha permesso soprattutto di sviluppare […], ed Γ¨ proprio uno degli aspetti che vorrei portare nel prossimo ruolo.
La perdita del lavoro fa parte della storia professionale.
Non deve necessariamente diventare il centro della nostra identitΓ professionale.
π± Affrontare il reinserimento come un percorso
Una ricerca di lavoro contiene inevitabilmente una parte che non possiamo controllare.
Possiamo preparare un ottimo curriculum e non ricevere risposta.
Possiamo sostenere un buon colloquio ed essere comunque esclusi.
Possiamo avere tutti i requisiti di un annuncio e scoprire che l’azienda ha scelto un’altra persona.
Per questo Γ¨ utile misurare anche ciΓ² che possiamo controllare.
Ho individuato meglio il mio obiettivo?
Ho aggiornato il CV?
Ho imparato qualcosa?
Ho contattato aziende coerenti?
Ho riattivato qualche relazione professionale?
Ho migliorato il modo in cui affronto i colloqui?
Sono progressi anche quando non hanno ancora prodotto un contratto.
Allo stesso tempo Γ¨ importante osservare i risultati.
Se dopo molte candidature pertinenti non arriva mai una telefonata, potrebbe esserci qualcosa da rivedere nel CV o nel tipo di posizioni selezionate.
Se arrivano colloqui ma nessuna proposta, possiamo lavorare sulla fase di selezione.
Se troviamo pochissime offerte compatibili, forse dobbiamo ampliare il raggio della ricerca o valutare un aggiornamento professionale.
Il reinserimento lavorativo diventa così un processo che possiamo correggere mentre procede.
Non una serie infinita di curriculum inviati sperando che qualcosa accada.
β Conclusione: ripartire non significa ricominciare da zero
Perdere il lavoro puΓ² interrompere un percorso, ma non cancella ciΓ² che Γ¨ stato costruito prima. Il reinserimento lavorativo comincia proprio dal recupero di quel patrimonio: esperienze, competenze, relazioni e capacitΓ che devono essere rilette alla luce di un mercato e di un obiettivo nuovi.
Su Scrivimelo.it puoi partire dalla sezione dedicata a curriculum e lettere motivazionali per lavorare sulla candidatura. Nei momenti in cui serve soprattutto ritrovare fiducia e continuitΓ , possono essere utili anche le raccolte di frasi di incoraggiamento e i contenuti dedicati a chi ha perso il lavoro.
Accanto alla ricerca autonoma esistono poi strumenti concreti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali descrive i servizi di accompagnamento al lavoro offerti dai Centri per l’impiego e dai soggetti accreditati: possono comprendere supporto alla ricerca attiva, scouting delle opportunitΓ , aiuto nella redazione del curriculum e delle lettere di accompagnamento, preparazione ai colloqui e tutoraggio.
Non Γ¨ necessario affrontare tutto contemporaneamente. Possiamo cominciare ricostruendo le competenze, scegliere le posizioni da cercare, aggiornare gli strumenti di candidatura e individuare ciΓ² che eventualmente dobbiamo imparare. Poi iniziare a muoverci, osservando cosa funziona e correggendo ciΓ² che non produce risultati.
Ripartire professionalmente non significa cancellare il capitolo precedente. Significa capire quali parti vale la pena portare con noi e trovare un posto nuovo in cui possano tornare a essere utili.

