π Introduzione
Una storia non ha bisogno di cento pagine per esistere.
A volte bastano una porta che non dovrebbe essere aperta, una telefonata arrivata troppo tardi, una tazza preparata per qualcuno che non tornerΓ o due persone che aspettano lo stesso treno senza sapere di conoscersi giΓ .

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I mini racconti lavorano proprio su questa possibilitΓ .
Prendono un frammento e gli affidano il compito di suggerire qualcosa di molto piΓΉ grande.
Non devono necessariamente raccontare un’intera vita.
Possono raccontare un minuto capace di cambiarla.
Pensiamo a questa situazione:
βOgni domenica Mario apparecchiava per due. Non perchΓ© aspettasse ancora sua moglie. Semplicemente non aveva mai imparato a mangiare da solo.β
Sono poche parole.
Non conosciamo Mario.
Non sappiamo quando abbia perso sua moglie.
Non sappiamo nemmeno con certezza se sia morta, se lo abbia lasciato o se sia semplicemente lontana.
Eppure una storia ha giΓ iniziato a formarsi nella nostra testa.
Γ questo uno dei meccanismi piΓΉ interessanti della narrativa breve: ciΓ² che non viene scritto puΓ² diventare importante quanto ciΓ² che compare sulla pagina.
La Open University, nei propri corsi dedicati alla narrativa, propone di utilizzare un quaderno dello scrittore per raccogliere osservazioni, frammenti, scene, dialoghi e perfino βmini-storiesβ. Γ un approccio particolarmente adatto ai mini racconti: invece di aspettare una grande trama, possiamo imparare a riconoscere le piccole storie nascoste nella quotidianitΓ .

β¨ PerchΓ© una storia puΓ² funzionare anche in poche righe
Una storia breve non Γ¨ necessariamente una storia semplice.
Γ una storia concentrata.
Immaginiamo un uomo che torna nella casa in cui Γ¨ cresciuto dopo trent’anni.
Potremmo raccontare:
la sua infanzia;
i genitori;
il motivo per cui Γ¨ partito;
la vita trascorsa altrove;
il viaggio di ritorno;
ciΓ² che trova nella casa.
Oppure possiamo scegliere un solo momento.
βAprΓ¬ il cassetto della cucina. Le posate erano ancora divise come faceva sua madre: forchette a sinistra, cucchiai al centro, coltelli a destra. Richiuse il cassetto. Quella fu la prima volta, da quando era arrivato, che ebbe voglia di piangere.β
Abbiamo raccontato soltanto un gesto.
Ma dietro quel gesto il lettore puΓ² percepire una storia molto piΓΉ ampia.
I mini racconti funzionano bene quando scelgono un punto preciso.
Non:
βla storia di un matrimonioβ.
Ma:
βl’ultima colazione prima che uno dei due se ne vadaβ.
Non:
βla storia di un’amiciziaβ.
Ma:
βdue vecchi amici si incontrano per caso dopo quindici anniβ.
Non:
βla storia di una famigliaβ.
Ma:
βuna figlia trova una lettera che suo padre non ha mai speditoβ.
Ridurre il campo permette di aumentare l’intensitΓ .
π― Trovare un’idea abbastanza piccola da poter essere raccontata
Quando scriviamo mini racconti, il problema spesso non Γ¨ avere poche idee.
Γ averne troppe.
Supponiamo di partire da:
βUna donna scopre un segreto sulla propria famiglia.β
Γ ancora enorme.
Restringiamo.
βUna donna trova una fotografia che non riconosce.β
Meglio.
Ancora:
βUna donna trova nella tasca della vecchia giacca del padre una fotografia che ritrae lui con una bambina sconosciuta.β
Adesso abbiamo una scena.
Possiamo perfino limitarla ulteriormente:
βIl padre entra nella stanza mentre lei sta guardando la fotografia.β
Ora sappiamo dove iniziare.
La Open University, parlando della progettazione di racconti brevi, suggerisce di concentrarsi su un personaggio centrale e di limitare il numero degli altri personaggi quando lo spazio narrativo Γ¨ ridotto. Γ un principio utile anche per forme ancora piΓΉ brevi.
Meno spazio abbiamo, piΓΉ dobbiamo scegliere.
π€ Un personaggio, un desiderio, un momento
Non servono cinque protagonisti.
Spesso ne basta uno.
Diamogli qualcosa che vuole.
βLucia vuole riuscire a telefonare a sua sorella.β
Sembra poco.
Aggiungiamo:
βNon si parlano da sette anni.β
Ora quella telefonata pesa.
Possiamo iniziare:
βLucia compose il numero per la quarta volta. Anche questa volta si fermΓ² prima dell’ultima cifra.β
Il lettore capisce immediatamente che esiste un problema.
Non dobbiamo spiegare subito quale.
Nei mini racconti, un desiderio semplice Γ¨ particolarmente efficace perchΓ© genera movimento senza richiedere lunghe spiegazioni.
Qualcuno vuole:
entrare;
uscire;
dire qualcosa;
nascondere qualcosa;
recuperare un oggetto;
essere perdonato;
evitare una persona;
ricevere una risposta.
Il desiderio mette in moto la scena.
β‘ Entrare subito nella storia senza lunghe introduzioni
Con poco spazio a disposizione, possiamo permetterci di arrivare tardi.
Non dobbiamo scrivere:
βGiovanni era un uomo di sessantadue anni che viveva a Roma da molti anni e ogni mattina aveva l’abitudine di recarsi al bar vicino casa.β
Possiamo iniziare:
βIl barista preparΓ² due caffΓ¨. Solo dopo averli appoggiati sul bancone si ricordΓ² che la moglie di Giovanni era morta il martedΓ¬ precedente.β
Siamo giΓ dentro la storia.
Oppure:
βQuando il telefono squillΓ², Marta sapeva giΓ chi era. Era proprio per questo che non rispose.β
Oppure:
βIl cane continuava ad aspettarlo davanti alla porta. Nessuno aveva ancora trovato il coraggio di spostare la cuccia.β
Un buon inizio crea immediatamente una domanda.
Chi sta chiamando?
Chi aspettava il cane?
Perché vengono preparati due caffè?
La curiositΓ porta avanti la lettura.
π Usare i dettagli per raccontare ciΓ² che non possiamo spiegare
Nei testi molto brevi ogni dettaglio deve lavorare.
Confrontiamo:
βAnna era molto triste dopo la separazione.β
con:
βAnna continuΓ² a comprare il latte senza lattosio per tre settimane. Lei non era intollerante.β
La seconda versione racconta la separazione attraverso un’abitudine.
Il dettaglio suggerisce una presenza che non c’Γ¨ piΓΉ.
Altro esempio:
βPaolo era povero ma voleva fare un bel regalo alla figlia.β
Possiamo trasformarlo:
βPaolo tolse il prezzo dal libro prima di incartarlo. Non perchΓ© fosse troppo alto.β
Una frase puΓ² contenere contemporaneamente azione, situazione economica e affetto.
Nei mini racconti conviene cercare oggetti e comportamenti capaci di svolgere piΓΉ funzioni narrative contemporaneamente.
Una chiave.
Una fotografia.
Un bicchiere.
Una ricevuta.
Un messaggio cancellato.
Un posto vuoto.
Un oggetto ordinario puΓ² diventare il centro emotivo della storia.
π¬ Dialoghi brevi che fanno immaginare una storia piΓΉ grande
Anche poche battute possono contenere un’intera relazione.
βSei tornato.β
βSolo per prendere le mie cose.β
βIl tuo spazzolino Γ¨ ancora qui.β
βQuello puoi buttarlo.β
Non sappiamo chi siano.
Ma capiamo che esiste un passato.
Oppure:
βPapΓ ?β
βDimmi.β
βPerchΓ© la mamma ha lasciato le chiavi?β
L’uomo guardΓ² il tavolo.
βFinisci i cereali.β
La risposta evitata racconta piΓΉ di una spiegazione.
Nei mini racconti, il dialogo puΓ² essere particolarmente efficace quando i personaggi non dicono esattamente ciΓ² che pensano.
Le persone spesso parlano intorno alle cose importanti.
La narrativa puΓ² utilizzare proprio quello spazio.
π Lasciare qualcosa fuori dal racconto
Una storia breve non deve rispondere a tutte le domande.
Anzi.
A volte Γ¨ proprio una domanda irrisolta a far continuare il racconto nella mente del lettore.
βOgni anno, il 14 settembre, qualcuno lasciava una rosa sulla panchina. Quell’anno Carlo arrivΓ² prima.β
Chi lascia la rosa?
PerchΓ© proprio quella data?
Carlo chi aspetta?
Potremmo continuare.
Ma potremmo anche fermarci poco dopo.
L’importante Γ¨ distinguere il mistero dalla confusione.
Il lettore puΓ² non conoscere tutte le risposte.
Deve perΓ² capire abbastanza da volerle immaginare.
π Costruire finali brevi che continuano nella mente
Il finale non deve necessariamente contenere un colpo di scena.
PuΓ² contenere una rivelazione.
Una decisione.
Un’immagine.
Un piccolo cambiamento.
Immaginiamo una donna che per tutto il racconto aspetta una telefonata.
Il telefono finalmente squilla.
Potremmo terminare:
βGuardΓ² il nome sullo schermo. Poi spense il telefono.β
La storia non ci dice perchΓ©.
Ma qualcosa Γ¨ cambiato.
Oppure:
βIl telefono squillΓ². Lei sorrise. Era la prima volta che non aveva piΓΉ bisogno di rispondere.β
Il finale puΓ² modificare il significato di ciΓ² che abbiamo letto.
La brevitΓ aumenta l’importanza dell’ultima frase.
π 15 mini racconti originali da leggere
La seconda tazza
Ogni mattina Sergio preparava due caffè.
Uno con poco zucchero per lui.
Uno amaro per Elena.
Erano passati otto mesi.
Quella mattina guardò le due tazze, sospirò e versò il secondo caffè nel lavandino.
Poi prese una nuova tazza dalla credenza.
Ci mise due cucchiaini di zucchero.
Sua nipote sarebbe arrivata alle otto.
Il numero
Marta aveva cancellato il suo numero tre anni prima.
Quando il telefono squillò alle 23:17 non servì leggerlo.
Alcuni numeri si cancellano dalla rubrica.
Non dalla memoria.
LasciΓ² squillare.
Al quinto squillo rispose.
βPronto?β
Dall’altra parte nessuno parlΓ².
Marta sorrise.
βAnche tu non sai da dove cominciare, vero?β
La fermata
Ogni mattina vedeva la stessa donna alla fermata.
Cappotto rosso.
Libro in mano.
Mai un telefono.
Per sei mesi pensarono entrambi di salutarsi.
Un lunedì lei non arrivò.
Neppure martedì.
MercoledΓ¬ lui comprΓ² il libro che l’aveva vista leggere.
Non gli piaceva.
Lo finì comunque.
La fotografia
βChi Γ¨ questa bambina?β
Il padre smise di tagliare il pane.
βDove l’hai trovata?β
βNella tua giacca.β
Lui guardΓ² la fotografia.
Poi la figlia.
βPensavo di averla persa.β
βLa foto?β
βNo.β
Cinque minuti
βArrivo tra cinque minuti.β
Era l’ultimo messaggio che aveva ricevuto da suo fratello.
Da allora erano passati nove anni.
Quando cambiò telefono trasferì fotografie, contatti e conversazioni.
Anche quel messaggio.
Non perchΓ© pensasse che suo fratello sarebbe arrivato.
Ma perchΓ© non aveva ancora deciso cosa fare di quei cinque minuti.
Il cane
Per tre settimane il cane aspettΓ² davanti alla porta alle diciotto e quaranta.
Era l’ora in cui Giorgio tornava dal lavoro.
La quarta settimana smise.
Sua moglie no.
Il regalo
La bambina aprì il pacchetto.
βΓ quello che volevo!β
Paolo sorrise.
βLo sapevo.β
βΓ costato tanto?β
βNo.β
Era vero.
Il libro era usato.
Per comprarlo aveva saltato soltanto tre pranzi.
Il posto vicino al finestrino
βΓ libero?β
L’uomo guardΓ² il sedile accanto.
βSΓ¬.β
La ragazza si sedette.
Per le successive quattro ore parlarono di lavoro, cittΓ , famiglie e posti in cui non erano mai stati.
Quando il treno arrivΓ², lei prese la valigia.
βComunque io sono Laura.β
L’uomo rise.
βStefano.β
Avevano attraversato mezza Italia prima di ricordarsi di presentarsi.
Le chiavi
Teresa lasciΓ² le chiavi sul tavolo.
Marco le guardΓ².
βLe dimentichi.β
βNo.β
Lei chiuse la valigia.
βPuoi tenerle.β
βE se vuoi tornare?β
Teresa rimase immobile qualche secondo.
βSe vorrΓ² tornare, busserΓ².β
Il compleanno
Alle 00:01 arrivΓ² il primo messaggio.
βAuguri!β
Alle 00:03 il secondo.
Poi altri.
La mattina Luca ne contΓ² quarantasette.
ContinuΓ² a controllare il telefono fino a mezzanotte.
Il quarantottesimo non arrivΓ².
Era l’unico che aspettava.
Il cappotto
La madre gli aveva sempre detto di mettere il cappotto.
A sei anni.
A dodici.
A venticinque.
Anche quando telefonava da una cittΓ distante seicento chilometri.
βFa freddo? Hai il cappotto?β
Dopo il funerale, Andrea tornΓ² a casa.
Uscì sul balcone.
Faceva freddissimo.
RientrΓ² a prenderlo.
L’ultimo autobus
Corsero fino alla fermata.
L’autobus partΓ¬ mentre erano ancora a cinquanta metri.
βPerfetto,β disse lei.
βIl prossimo Γ¨ tra un’ora.β
Lui guardΓ² il tabellone.
Poi lei.
βPeccato.β
Si sedettero sulla panchina.
Nessuno dei due controllΓ² piΓΉ l’orario.
La password
Dopo la morte del padre, Matteo dovette sistemare i suoi documenti.
Computer.
Banca.
Email.
ProvΓ² la data di nascita.
Errore.
Il nome del cane.
Errore.
La squadra del cuore.
Errore.
Poi scrisse il proprio nome.
Accesso consentito.
Matteo rimase davanti allo schermo senza aprire nulla.
Il pianoforte
La vicina suonava ogni sera alle sette.
Sempre lo stesso pezzo.
Male.
Davide batteva contro il muro.
βBasta!β
Lei continuava.
Poi per una settimana non suonΓ².
L’ottavo giorno Davide incontrΓ² il portiere.
βSa quando torna la signora del quarto?β
Il portiere abbassΓ² gli occhi.
Quella sera alle sette Davide si sedette sul divano.
Il silenzio era insopportabile.
Domani
βDomani ti telefono.β
βLo dici sempre.β
βDomani davvero.β
Lei sorrise.
βVa bene.β
La mattina successiva lui chiamΓ² alle nove.
Nessuno rispose.
RichiamΓ² alle dieci.
Poi alle undici.
A mezzogiorno arrivΓ² un messaggio.
βScusa. Ero sotto la doccia.β
Lui rise cosΓ¬ forte che la donna seduta accanto sull’autobus lo guardΓ².
Non tutte le storie devono finire male.
βοΈ Come scrivere un mini racconto partendo da zero
Possiamo utilizzare una struttura semplicissima.
Qualcuno.
Scegliamo una persona.
Una donna anziana.
Un bambino.
Un uomo che sta tornando a casa.
Vuole qualcosa.
La donna vuole entrare in una casa.
Il bambino vuole nascondere un oggetto.
L’uomo vuole evitare qualcuno.
Qualcosa cambia.
La casa Γ¨ aperta.
L’oggetto viene trovato.
La persona che l’uomo evita Γ¨ giΓ davanti alla sua porta.
Abbiamo una storia potenziale.
Ora scegliamo il momento piΓΉ interessante.
Non dobbiamo necessariamente raccontare ciΓ² che Γ¨ successo prima.
Entriamo direttamente lì.
π‘ Idee e spunti per inventare nuove storie brevi
Possiamo iniziare da una frase:
βNon era la sua valigia.β
βQuesta volta nessuno aprΓ¬.β
βIl messaggio arrivΓ² con dodici anni di ritardo.β
βSul tavolo c’erano tre piatti, ma viveva da solo.β
βQuando vide il nome sulla porta, tornΓ² verso l’ascensore.β
βIl bambino conosceva una parola che nessuno gli aveva insegnato.β
βOgni notte la finestra di fronte si accendeva esattamente alle 3:17.β
βNon aveva mai ricevuto una lettera prima di quella.β
Oppure da un oggetto:
una fotografia;
una chiave;
una ricevuta;
un biglietto ferroviario;
un vecchio telefono;
un giocattolo;
una tazza rotta;
una cartolina mai spedita.
Chiediamoci:
A chi appartiene?
PerchΓ© Γ¨ importante?
Cosa succede se viene trovato dalla persona sbagliata?
Abbiamo giΓ iniziato.
β οΈ Gli errori che fanno sembrare un mini racconto soltanto un testo tagliato
Essere brevi non significa interrompere una storia a metΓ .
Un mini racconto dovrebbe comunque dare la sensazione che qualcosa sia accaduto.
Anche un cambiamento minuscolo.
Un personaggio decide.
Scopre.
Perde.
Comprende.
Rinuncia.
Accetta.
Il secondo errore Γ¨ cercare obbligatoriamente il colpo di scena.
Se ogni storia termina con:
βma era tutto un sognoβ,
βma lui era mortoβ,
βma in realtΓ era leiβ,
il meccanismo diventa rapidamente prevedibile.
Un finale puΓ² essere memorabile anche senza sorpresa.
Il terzo errore Γ¨ spiegare troppo.
Se scriviamo:
βGiovanni era triste perchΓ© sua moglie era morta e quindi continuava a preparare due caffΓ¨ perchΓ© sentiva molto la sua mancanzaβ,
abbiamo eliminato quasi tutto ciΓ² che il lettore poteva interpretare.
Lasciamo lavorare i dettagli.
Il quarto errore Γ¨ inserire troppi personaggi, tempi e luoghi.
Con poche righe a disposizione, la semplicitΓ strutturale Γ¨ un vantaggio.
Il quinto Γ¨ confondere ambiguitΓ e incomprensibilitΓ .
Possiamo lasciare una domanda.
Non dobbiamo lasciare il lettore senza capire cosa abbia appena letto.
β Conclusione: a volte bastano poche righe per lasciare qualcosa
I mini racconti ci ricordano che la forza di una storia non dipende necessariamente dalle sue dimensioni. Un gesto, una frase, un oggetto o una decisione possono contenere molto piΓΉ di ciΓ² che appare sulla pagina. La brevitΓ ci costringe a scegliere e proprio questa selezione puΓ² rendere ogni dettaglio piΓΉ importante.
Se vuoi sperimentare altre forme narrative puoi partire dalla sezione dedicata alla scrittura creativa, dove puoi trovare spunti da trasformare anche in storie brevissime. Gli esercizi di scrittura creativa sono invece un buon punto di partenza quando manca l’idea iniziale, mentre le tecniche di scrittura creativa permettono di approfondire personaggi, dialoghi, descrizioni e altri strumenti utili anche quando abbiamo pochissimo spazio.
Un riferimento interessante Γ¨ il corso gratuito Start writing fiction della Open University, dedicato alla costruzione di personaggi, ambientazioni e narrativa. In un altro percorso sulla scrittura di fiction, l’universitΓ suggerisce inoltre di utilizzare un quaderno dello scrittore per raccogliere osservazioni, idee, scene, frammenti di dialogo e mini-storie da sviluppare successivamente.
La stessa Open University, nell’attivitΓ dedicata alla progettazione di un racconto breve, propone di lavorare attorno a un personaggio centrale e di recuperare idee dagli appunti e dagli esercizi giΓ scritti. Γ un metodo particolarmente utile anche per i mini racconti: una frase annotata mesi fa puΓ² contenere il seme di una storia che ancora non avevamo riconosciuto.
Non dobbiamo quindi aspettare l’idea per un romanzo. Possiamo guardare ciΓ² che accade intorno a noi e chiederci quale storia potrebbe nascondersi dietro un gesto apparentemente insignificante.
Una persona che corre verso un autobus.
Una donna che compra due giornali.
Un uomo che rimette nella cassetta una lettera appena ricevuta.
Un bambino che nasconde una chiave.
Basta scegliere un momento.
Avvicinarsi.
E iniziare a raccontare.

